Lo scontro a oltranza tra Google e Europa sul diritto all'oblio

Quel che sembra una resa, un’abdicazione a sua maestà Europa è in realtà strategia militare, ritirata illusoria, buona per prendere tempo e tentare di accerchiare il nemico. Alla luce della sentenza della Corte europea del 13 maggio scorso, che aveva giudicato il motore di ricerca responsabile del trattamento dei dati personali pubblicati su pagine web di terzi e che imponeva alla società di rispettate il cosiddetto diritto all’oblio degli utenti, Google prende tempo, per ritornare alla carica delle proprie ragioni, ovvero non mutare per nulla il proprio atteggiamento in fatto di privacy.
21 AGO 20
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Quel che sembra una resa, un’abdicazione a sua maestà Europa è in realtà strategia militare, ritirata illusoria, buona per prendere tempo e tentare di accerchiare il nemico. Alla luce della sentenza della Corte europea del 13 maggio scorso, che aveva giudicato il motore di ricerca responsabile del trattamento dei dati personali pubblicati su pagine web di terzi e che imponeva alla società di rispettate il cosiddetto diritto all’oblio degli utenti, Google prende tempo, per ritornare alla carica delle proprie ragioni, ovvero non mutare per nulla il proprio atteggiamento in fatto di privacy.
Per rispettare la decisione della Corte europea, Google ha messo a disposizione degli utenti europei un modulo on line per poter richiedere l'eliminazione dei risultati obsoleti o non pertinenti che li riguardano. "Questo implica per Google arbitraggi difficili tra il diritto all'oblio dei singoli e il diritto all'informazione del pubblico", hanno sottolineato da Mountain View, assicurando inoltre che verrà istituito un comitato consultivo per trovare un equilibrio tra le due istanze. Sulla pagina dedicata alla raccolta delle richieste degli internauti, Google rammenta agli utilizzatori dei loro servizi un particolare per niente secondario: “valuteremo ogni singola richiesta e cercheremo di bilanciare i diritti sulla privacy della persona con il diritto di tutti di conoscere e distribuire le informazioni. Durante la valutazione della richiesta stabiliremo se i risultati includono informazioni obsolete sull'utente e se le informazioni sono di interesse pubblico, ad esempio se riguardano frodi finanziarie, negligenza professionale, condanne penali o la condotta pubblica di funzionari statali”. Nulla di diverso da quanto accadeva sino ad oggi: gli utenti segnalavano il problema al motore di ricerca, questo analizzava la richiesta, ne valutava la legittimità, infine sentenziava.
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Il problema del diritto all’oblio, infatti, non è legato al sistema di segnalazione al motore di ricerca delle controversie e non è nemmeno legato alla visibilità del modulo di richiesta di cancellazione degli url, ma è legato al sottile discrimine tra cosa rientri all’interno di questo diritto e cosa no, oltre ovviamente alla mancanza di una legge che tratti in maniera esaustiva l’argomento. Va sottolineato inoltre che essendo Google una società americana ed essendo soggetta alle leggi statunitensi, sarebbe costretta ad usare due pesi e due misure con i propri utenti occidentali: da un lato gli internauti a stelle e strisce, dall’altra quelli europei, “protetti” dalla teca di plastica bucherellata che è, ad oggi, il tanto decantato diritto all’oblio.